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SCUOLA E COMPORTAMENTO: STRATEGIE PRATICHE E UTILI PER LA GESTIONE DELLA CLASSE

Settimana scorsa ho partecipato ad un convegno insieme ad alcune colleghe organizzato per la formazione dei docenti. L’argomento trattava la gestione di bambini e ragazzi con disturbi del comportamento nell’ambito scolastico.

Il disturbo del comportamento più conosciuto è l’ADHD, ovvero disturbo da disattenzione e iperattività.
Generalmente i bambini con questo disturbo sono riconoscibili grazie alla particolare difficoltà a restare fermi o seduti in classe. Tale disturbo è caratterizzato da fragilità in tre aree: nell’area cognitiva, in cui si rilevano difficoltà a mantenere l’attenzione su un compito, ad ascoltare quello che gli si dice, nell’organizzazione del materiale; nell’area motoria, in cui si evidenzia un atteggiamento agitato e iper-attivo costante e una difficoltà a stare seduto sulla sedia; nell’area comportamentale-relazionale, in cui manifestano una marcata impulsività, come disobbedienza alle regole, rispondere senza pensare e non rispettare i turni di parola.
Apparentemente queste possono sembrare le caratteristiche di un qualsiasi bambino esuberante, sono d’accordo. Infatti ciò che deve far pensare a una situazione disfunzionale è l’implicazione di questi aspetti nella qualità della vita del bambino e in quale misura influiscono negativamente impedendo il corretto svolgimento della routine quotidiana.
Questi bambini risentono, particolarmente, di attività ripetute e noiose, della presenza di numerosi fattori distraenti, di una scarsa sorveglianza e della richiesta di un’attenzione sostenuta per un tempo prolungato.
Trovano giovamento, dunque, in ambienti altamente strutturati, dove sono seguiti individualmente o è presente una sorveglianza severa. L’attenzione trae giovamento dalla continua proposta di nuove situazioni o attività, soprattutto se di breve durata. Può risultare utile anche l’utilizzo in maniera massiccia di ricompense, poiché premiano e rinforzano i comportamenti corretti.

Altrettanto conosciuto in ambito scolastico è il disturbo oppositivo-provocatorio.
Si tratta di bambini che portano scompiglio nella classe, suscitano spesso il pianto dei compagni, non portano rispetto per le regole e portano gli insegnanti sull’orlo della disperazione. Attraverso la propria aggressività, rabbia, insofferenza, disregolazione emotiva e costante lotta contro gli altri, essi spingono alla formulazione di un giudizio negativo.
Sotto questi atteggiamenti si trova un profondo senso di insicurezza, infelicità, senso di inadeguatezza, frustrazione, continui rimproveri, rapporti interpersonali problematici e difficoltà scolastiche. In altre parole, è possibile raccogliere questi fattori sotto il termine di bassa autostima.
Infatti la frequente esposizione a etichettature, punizioni, brutte figure, critiche ed esclusioni contribuiscono ad un abbassamento dell’autostima e alla perdita della motivazione, fattori di base necessari per il successo scolastico. In questo modo si rafforzano le strategie di difesa e aumentano l’insuccesso, il complesso di inferiorità e la disistima di se stesso.

E’ possibile a questo punto lavorare su due fattori: antecedenti e conseguenze.

ANTECEDENTI
L’intervento preventivo sul fattore scatenante risulta importante poiché si concentra sull’ambiente circostante e si attiva prima che il problema si presenti con lo scopo di evitare lo scontro e di cercare un compromesso.
Risulta fondamentale tenere a mente che un ambiente strutturato diventa per questi bambini facilmente prevedibile e per gli insegnanti controllabile. Queste due caratteristiche possono essere garantite attraverso l’impiego di regole, di una routine e della disposizione in classe.

Regole
Le regole dovrebbero essere stabilite in un clima di cooperazione tra docenti e alunni, in modo che siano condivise da tutti e ciascuno si senta coinvolto. Sarebbe auspicabile fossero un numero esiguo, sempre visibili alla classe, e possibilmente scritte in accezione positiva.
Per esempio, invece di scrivere “non si arriva in ritardo a scuola” si potrebbe usare “Le lezioni cominciano alle 8.10”. Al posto di “non utilizzare i cellulari durante le lezioni” si potrebbe usare “Tenere spento il cellulare durante le ore di lezione”, stabilendo anche un compromesso possibilmente, contrattando circa l’intervallo.
Invece di porre l’attenzione sul “non distrarsi durante la spiegazione” si potrebbe sottolineare di “fare attenzione alla spiegazione, potrebbe interessarti”. In questo modo le regole vengono anche spiegate e viene valorizzata l’utilità di esse dal punto di vista dell’alunno.
Particolare attenzione andrebbe posta sulla negazione iniziale, poiché risulta sempre molto forte e spesso troppo direttiva o addirittura svalutante.

Routine
Le routine sono delle sequenze di azioni, delle abitudini che si acquisiscono lentamente nel corso della vita scolastica. Risultano particolarmente importanti per bambini che manifestano comportamenti problematici poiché aiutano il ragazzo a prevedere e orientarsi all’interno della giornata scolastica. In questo modo, egli può gestire e orientare le sue risorse attentive in modo consapevole e utile.
Per esempio, è possibile cominciare le lezioni sempre con l’appello, presentare poi le attività previste e i tempi di lavoro necessari. Si può poi procedere a concordare le pause e stabilire un momento in cui assegnare i compiti a casa.

Disposizione in aula
L’assegnazione del banco può rivelarsi un’ottimo strumento nelle mani degli insegnanti.
E’ consigliabile evitare di assegnare a questi bambini i posti vicino alle finestre, fonte di distrazione, oppure le file centrali o non visibili. Sarebbe consigliabile assegnare a questi bambini i primi banchi, in modo da favorire la loro visibilità e incrementare la sorveglianza delle distrazioni, favorire la possibilità di raggiungerli e lo scambio di sguardi tra docente e alunno.
Inoltre, il compagno di banco è un altro elemento fondamentale, poiché se questi bambini vengono affiancati dal bambino più bravo della classe e ubbidiente, ciò non farà che incrementare la sua bassa autostima. Invece, un compagno tollerante con cui ha già instaurato un buon rapporto fungerà da modello positivo.

CONSEGUENZE
Ogni comportamento ha delle conseguenze e nel caso di bambini con comportamenti problematici occorre premiare quelli positivi.

Rinforzi
Si tratta di qualsiasi evento, oggetto o situazione che favorisce la ricomparsa dell’azione che ha avuto esito positivo. E’ stato riscontrato in numerosi studi che se un individuo mette in atto un determinato comportamento e riceve una gratificazione, le probabilità che quel comportamento si manifesti nuovamente aumentano significativamente.
Elogiare un comportamento corretto è più importante che rimproverare o punirne uno sbagliato.
I rinforzi devono essere, dunque, quanto più possibile immediati, adeguati, interessanti per il bambino e materiali.
La gratificazione verbale è la forma più veloce di rinforzo e non dovrebbe mai mancare.

E’ possibile stabilire a priori alcuni compromessi con un bambino o ragazzo che ha già manifestato dei comportamenti problematici.
L’obiettivo è quello di favorire il manifestarsi di comportamenti adeguati in classe e di controllare e scoraggiare comportamenti problematici e pericolosi.
Una strategia utile è il CONTRATTO EDUCATIVO. Si tratta di un accordo scritto tra insegnante e alunno. Prende la forma di un vero e proprio contratto redatto dal ragazzo, dove si stabiliscono e si concordano le azioni che l’alunno si impegna a compiere e le gratificazione cui può avere accesso onorando il contratto. Permette di ottimizzare i tempi in presenza del comportamento problematico, di abbassare lo stato di allarme e di prevedere in anticipo la gestione della situazione.

Alternativamente, ove possibile, è consigliabile utilizzare il TIME OUT. Si tratta di una sospensione della situazione associata a un allontanamento del ragazzo dalla classe in favore di un luogo tranquillo e privo di stimoli. L’obiettivo è quello di permettere all’alunno di recuperare la calma, interrompendo il comportamento inadeguato e fornirgli la possibilità di riflettere sui diversi modi di comportarsi. La durata consigliata è di 3/4 minuti, anche a seconda delle esigenze.
L’applicazione dovrebbe essere concordata preventivamente per consentire una contrattazione tra le parti e in modo poi che l’applicazione sia immediata.
Fondamentale in questo spazio è suscitare la riflessione e suggerire modalità di comportamento alternative da valutare assieme al docente, in modo da fornire elementi utili per il futuro.

Infine, questi bambini o ragazzi non chiedono altro che essere visti ed accettati per quello che sono.
Si consiglia all’insegnante, ove e se possibile, di ignorare i comportamenti problematici e di non manifestare le proprie emozioni di fastidio, paura e rabbia. Quest’ultima in particolare, se espressa e percepita, concorrerebbe solo ad alimentare il comportamento problematico.
Sarebbe opportuno anche non ostentare la propria autorità mettendo in atto comportamenti sfidanti o ricattatori, poiché potrebbero innescare una sfida senza fine, soprattutto in mancanza di una rapporto di stima e fiducia tra insegnante e alunno.
Il docente quindi è chiamato a riconoscere e accettare le difficoltà dell’alunno, a riconoscere e premiare le qualità del bambino e ad aiutarlo a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, insegnandogli a gestire la rabbia e l’aggressività.
L’obiettivo centrale rimane sempre quello di tutelare.
Tutelare il ragazzo da conseguenze dannose per il suo sviluppo.
Tutelare i compagni da un ambiente di lavoro non armonico e non funzionale all’apprendimento e alla crescita.
Tutelare se stessi.

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