ADOZIONE E INSERIMENTO SCOLASTICO

L’inserimento scolastico1 del bambino proveniente dall’adozione internazionale è sempre un passaggio molto delicato. L’individuazione del momento più adeguato per il bambino è fondamentale per la costruzione del senso di sicurezza necessario per affrontare serenamente le necessarie prestazioni richieste dai percorsi scolastici.
Tale momento varia sensibilmente in funzione del soggetto, della sua età e della sua storia pregressa.
Sempre più spesso i bambini provenienti dall’adozione internazionale con un’età compresa tra i 3 e i 10 anni manifestano la necessità di un periodo di regressione emotiva al loro arrivo in Italia.
Ciò è dovuto dai numerosi cambiamenti cui sono stati sottoposti in breve tempo. Si pensi alla perdita dell’ambiente in cui vivevano e alle persone che si prendevano cura di loro, alla perdita dei riferimenti sociali, culturali e linguistici del Paese di provenienza, alla tensione relativa a ogni nuovo aspetto della realtà adottiva.
L’ambito in cui tutto ciò si manifesta maggiormente è quello delle relazioni interpersonali.
E’ comune infatti riscontrare atteggiamenti immaturi e livelli emotivi non adeguati all’età anagrafica nella relazione con il gruppo, per altro situazione molto frequente nel contesto scolastico.
I bambini provenienti dall’adozione sono maggiormente esposti alla naturale curiosità e alle critiche altrui, atteggiamenti che vengono interpretati come segnali del non sentirsi all’altezza, dal momento che la loro capacità di adattamento dipende ancora prevalentemente dal consenso degli altri.
In circostanze simili potrebbe acuirsi l’ansia da prestazione già presente in ogni bambino adottato da poco inserito nel contesto scolastico e di conseguenza contrastare le reali competenze cognitive, portando a un’errata valutazione delle sue capacità.
Occorre, quindi, da parte di chi lo accoglie a scuola, cautela e rispetto dei tempi di adattamento personali.
I primi momenti dell’accoglienza dovrebbero, dunque, basarsi sull’appianare le difficoltà che possono comparire relativamente alla necessità dei bambini di esprimere i propri bisogni primari personali.
L’ansia e l’insicurezza che possono insorgere in questa primissima fase di contatto possono essere arginati dall’insegnante mediante l’instaurazione di un rapporto cooperativo dove quest’ultimo si configura come adulto di riferimento all’interno del nuovo ambiente.
Talvolta è possibile osservare nei bambini provenienti dall’adozione una “fase di silenzio”: si tratta di un periodo in cui l’alunno osserva, valuta, cerca di comprendere l’ambiente. La durata di questa fase è variabile, e può raggiungere anche una lunghezza considerevole, ma va profondamente rispettata.
Essa non va erroneamente confusa in maniera precipitosa con incapacità cognitive, opposizione, non volontà di applicazione o di collaborazione.
Può capitare che alunni adottati mettano in atto strategie difensive. Le più comuni sono l’evasione, tipica del bambino timido e insicuro che tende a sfuggire da qualunque contatto, la seduzione, presente nel bambino che cerca di compiacere l’adulto e adeguarsi alle sue aspettative, e la ribellione, nella quale il bambino sfida costantemente l’autorità.
La costruzione di un clima accogliente, non giudicante e ricco di rassicurazioni da parte delle figure adulte può aiutare significativamente l’alunno proveniente dall’adozione a liberarsi di questi comportamenti difensivi.
In queste prime fasi si consiglia quindi l’utilizzo di una comunicazione emotiva, talvolta iconica e non verbale, in modo da porsi sullo stesso piano senza evidenziare eventuali difficoltà linguistiche.
E’ possibile avvalersi della grafica per fornire presentazioni accattivanti, oppure filmati e animazioni a fini dimostrativi o argomentativi. In questo modo si incentivano e valorizzano le caratteristiche affettive dell’ingresso al mondo dell’apprendimento, e al tempo stesso la memorizzazione viene stimolata e resa più efficace dal contatto con le emozioni.
Il suggerimento, quindi, è quello di veicolare i primi momenti di adattamento al contesto in modo concreto. Ad esempio, durante il primissimo contatto con gli spazi della scuola occorre prestare attenzione agli spostamenti tra un ambiente e l’altro. Queste situazioni potrebbero suscitare nei bambini adottati memorie senso-percettive riferite al periodo pre-adottivo.
Nelle prime settimane l’insegnante potrebbe porsi spesso fisicamente vicino all’alunno adottato e cercare di mantenere la ritualità delle azioni e dei momenti che riempiono la giornata scolastica, come gli orari, il posto in classe, nella fila durante i trasferimenti.
Inoltre sarebbe auspicabile assegnare compiti cooperativi, poiché il coinvolgimento in un’attività aiuta l’alunno a mantenere l’attenzione su ciò che sta svolgendo, azione che lo gratifica, lo contiene e lo fa sentire parte del gruppo.
Stabilire, quindi, delle abitudini, dei rituali che si ripetono ogni giorno aiuterebbero significativamente il bambino proveniente dall’adozione a sentirsi più sicuro, poiché in grado di percepire in anticipo cosa lo aspetta.
Questo perché un quotidiano frammentato o imprevedibile può richiamare alla mente dell’alunno adottato esperienze simili di frammentarietà già vissute in passato e alterare significativamente la condotta scolastica.
E’ possibile affermare, dunque, che esperienze di una buona accoglienza e di un buon adattamento al contesto scolastico sono fattori significativi al fine di raggiungere il successo scolastico per il bambino adottato.
L’adozione di un bambino non interessa mai solo la sua famiglia, ma coinvolge necessariamente i docenti e i genitori adottivi in un confronto costante.

Tempi e modalità dell’inserimento1 nell’alunno proveniente dall’adozione nella scuola rappresentano le variabili principali ingrasso di condizionare il successo di questa esperienza.
Occorre precisare però che l’inserimento a scuola costituisce uno step molto delicato nella vita di un bambino adottato e occorrono solide basi per affrontarlo. Il bambino necessita preventivamente, quindi, di un tempo adeguato per instaurare una relazione solida con i genitori adottivi e abbia compiuto adeguatamente l’interiorizzazione delle figure di riferimento. Solo in questo modo egli può sentirsi sicuro nel separarsi dai genitori per la durata del monte ore scolastico ed essere in grado di adempiere i compiti previsti, sia in termini di apprendimento che di relazioni interpersonali.

Se il bambino proveniente dall’adozione ha un’età adatta alla scuola dell’infanzia, l’inserimento richiede una particolare attenzione ai tempi. In particolar modo, è opportuno prestare attenzione ai bambini con vissuti di istituzionalizzazione, poiché essi posso percepire la scuola come familiare e sembrare a proprio agio fin dai primi momenti. Tuttavia, non è consigliabile accelerare i tempi dell’inserimento, al contrario preservare il tempo necessario al consolidamento dei rapporti affettivi in ambito familiare risulta fondamentale.
Dunque, nel rispetto dei tempi di adattamento di ciascun bambino, sarebbe auspicabile aumentare con progressività la frequenza scolastica. Ideale sarebbe cominciare con una frequentazione di circa due ore al giorno per le prime quattro settimane, possibilmente durante la mattinata e momenti di gioco o attività in piccoli gruppi. Può risultare facilitante l’accoglienza durante la merenda, creando continuità con gli stessi spazi e gli stessi riti.
Il passaggio “dentro-fuori” è la fase che può creare più disagio e cui prestare più attenzione attraverso la gradualità del distacco e il rispetto delle tempistiche del bambino adottato.
Successivamente si può passare ad alternare i giorni di frequentazione mattutina e pomeridiana, mantenendo sempre la durata di due ore. A giorni alterni è possibile introdurre la mensa. Il tempo pieno con fase di riposo costituisce l’ultimo passo dell’inserimento, consigliato a partire dalla dodicesima settimana di frequentazione.

Nel caso di un bambino proveniente dall’adozione in età da scuola primaria, si consiglia di organizzare una visita collettiva alla scuola, con la presenza dei genitori, dell’insegnante principale e possibilmente di un compagno/a. In quest’occasione si visiteranno anche i locali più significativi della scuola, che possono essere evidenziati da un cartello posto sulla porta di ciascuno spazio con il simbolo dell’attività da svolgere.
Per favorire l’accoglienza, si potrebbe preparare in aula un cartellone di benvenuto con saluti sia in italiano che nella sua lingua d’origine, oppure predisporre in classe un cartellone dove incollare la sua foto insieme a quella dei compagni, al fine di promuovere il senso di appartenenza.
Se l’ingresso avviene in corso d’anno, occorre adottare un orario flessibile secondo un percorso specifico di avvicinamento al gruppo classe. Inizialmente la frequentazione potrebbe riguardare attività includenti, come le ore di laboratorio, le lezioni di musica o di motoria, dove vi è più spazio di aggregazione e condivisione.

Se il bambino proveniente dall’adozione ha un età maggiore, può essere inserito nella scuola secondaria.
Questi bambini possiedono un numero maggiore di ricordi e di vissuti legati agli anni precedenti l’adozione e alla differente vita che conducevano. Motivo per cui essi si trovano profondamente impegnati nel trovare punti e luoghi di incontro tra le relazioni distanti e perdute e quelle presenti che contengano allo stesso tempo il “qui ed ora” e il “là ed allora” in una logica di connessione.
Essi sono alle prese con sentimenti fortemente ambivalenti poiché stanno ricostruendo legami affettivi con il nucleo familiare e sono costantemente combattuti tra affidamenti e timori.
Sentono il desiderio di intrecciare relazioni con i pari, di creare un gruppo, di mimetizzarsi, ma ne sono spaventati, temono il giudizio e l’abbandono.
Possiedono un passato segnato da sofferenze, delusioni e solitudini affettive e si trovano in un presente carico di sfide e aspettative.
Lo smarrimento e la vulnerabilità iniziali talvolta sono evidenti. E devono essere riconosciuti, rispettati e supportati.
Inizialmente, dunque, per agevolare la conoscenza reciproca, la permanenza in aula del bambino adottato può essere orientata alla partecipazione alla vita di classe e alla socializzazione. Se la situazione lo permette, si possono alternare momenti di lavoro in piccoli gruppi dedicati all’alfabetizzazione e alla riflessione metalinguistica.
A questo proposito, occorre tenere aperta la possibilità di inserire provvisoriamente l’alunno proveniente dall’adozione nella classe di competenza per età o nella classe inferiore rispetto a quella che gli spetterebbe in base all’età anagrafica. Ciò può essere preso in considerazione in attesa di una valutazione più precisa delle capacità relazionali, disciplinari e di apprendimento della lingua italiana.

In ogni caso, qualunque sia l’età del bambino o la scuola di riferimento, occorre sviluppare un Piano Didattico Personalizzato (PDP), ovvero un percorso personalizzato che tenga conto delle particolari esigenze e bisogni educativi richiesti dagli alunni adottati. Si tratta di un lavoro di rete, stilato e poi messo in atto da diverse figure educative che circondano l’alunno e che consente di utilizzare le strategie educative e didattiche ritenute opportune per favorire l’accoglienza e l’inserimento nel contesto scolastico.


Note:
1 MIUR (2014) “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati”, Allegato 3.

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