L’ITER PER LE ADOZIONI INTERNAZIONALI

Il senso di perdita, il lutto per la sterilità, certa o presunta, per una genitorialità biologica negata e per il cosiddetto “bambino immaginario” portano al delinearsi di un’apertura emotiva e a un’ampliamento della disponibilità della persona verso l’ingresso di un terzo nella famiglia.
Le motivazioni e i modi attraverso cui ci si accosta all’adozione sono importanti al fine della sua buona riuscita. Infatti lo scopo è sì quello di offrire un bambino a una famiglia, ma anche quello di offrire una famiglia a un bambino.
Ecco 7 tappe 1 attraverso cui devono passare gli aspiranti genitori per giungere all’adozione internazionale.

DICHIARAZIONE DI DISPONIBILITA’
Il primo luogo in cui la coppia deve recarsi è il Tribunale per i minorenni competente per il territorio di riferimento, presso cui occorre presentare la propria domanda di adozione. Più precisamente si tratta di una dichiarazione di disponibilità all’adozione, poiché non è possibile avvalersi del diritto di adottare un bambino, ma solamente rendersi disponibili ad accogliere con sé un minore.
Quest’ultimo deve essere stato precedentemente dichiarato idoneo all’adozione da un Tribunale.
La coppia deve tuttavia possedere determinati requisiti 2 :
– deve essere coniugata da almeno tre anni (questo lasso di tempo può comprendere anche la precedente convivenza, se documentata);
– non deve avere in atto o in corso alcun processo di separazione;
– deve avere una differenza di età minima di 18 anni e massima di 45 anni col figlio adottivo;
– deve possedere le capacità di educare, istruire e mantenere il figlio adottivo.

L’INDAGINE DEI SERVIZI TERRITORIALI
Dopo che il Tribunale ha trasmesso la domanda ai servizi degli enti territoriali di zona, questi ultimi hanno il compito di conoscere la coppia e di valutare le capacità genitoriali.
Attraverso una serie di colloqui, domiciliari e non, vengono raccolte le informazioni circa la storia personale, familiare, di coppia e sociale degli aspiranti genitori che andranno a formare una relazione psico-sociale da inviare al Tribunale.
Il giudice si avvarrà anche di questa valutazione per esprimere il suo giudizio.
In questa fase la coppia può sentirsi sotto esame e giudicata, e vivere per cui questo periodo come faticoso e stressante. E’ importante però che emergano le risorse personali e di coppia, insieme all’apertura di entrambi verso l’adozione e l’accoglienza di un bambino di nazionalità straniera.
Compito degli operatori dei servizi è anche quello di informare e fornire alla coppia un quadro completo delle condizioni di vita dei bambini idonei all’adozione nei paesi di origine.

IL DECRETO DI IDONEITA’
La coppia verrà convocata a udienza dal giudice del Tribunale per i Minorenni per conoscere la sua decisione: verrà predisposto un decreto di idoneità dei coniugi all’adozione o eventualmente di inidoneità a seguito di requisiti insufficienti.
Il decreto di idoneità solitamente contiene anche alcune caratteristiche che il minore dovrà possedere, come l’età per esempio, e ciò avviene soprattutto in presenza di un eventuale primo figlio della coppia nel rispetto della sua primogenitura.
Spesso viene anche esplicitata l’idoneità della coppia ad accogliere uno o più minori.

LA RICERCA DELL’ENTE
Il decreto ha validità di un anno dalla sua emissione, durante il quale la coppia deve identificare l’Ente autorizzato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) cui affidarsi per completare il percorso.
Non è possibile completare l’adozione senza un ente, si tratta di un passaggio obbligatorio, poiché è compito dell’Ente svolgere tutte le pratiche necessarie.
In questa fase avviene anche la scelta del paese estero da cui proverrà il figlio adottivo, anche in base ai paesi nei quali opera l’Ente scelto.
E’ possibile ottenere queste informazioni attraverso degli incontri informativi che gli Enti organizzano periodicamente aperti al pubblico.
A seguito di una conoscenza più approfondita, ed eventualmente di un corso di formazione, la coppia conferirà all’Ente il mandato di portare a compimento la loro adozione, operando un grande atto di fiducia dal momento che il progetto di genitorialità viene messo nelle mani dell’Ente e la coppia affida loro se stessi, la propria famiglia e le proprie aspettative.
Inizia a questo punto il periodo dell’attesa, dove a seconda delle leggi del paese straniero, la coppia viene inserita nel canale adottivo in attesa del proprio turno.

L’INCONTRO
Ecco il momento tanto atteso e altrettanto carico di aspettative e tensioni.
L’Ente ha ricevuto dall’autorità estera l’abbinamento della coppia con il minore, che deve essere a sua volta accettato dalla coppia stessa, e solo dopo verrà formulata una proposta di incontro tra la coppia e il bambino. Ricevuto il consenso, l’Ente svolge tutte le pratiche necessarie.
La coppia si recherà allora nel paese straniero, dove si tratterà il tempo necessario per completare le pratiche di adozioni, procedura che differisce da paese a paese. E’ possibile che vengano richiesti ripetuti incontri tra gli aspiranti genitori e il minore; ciò si verifica spesso nel caso di bambini più grandi, i quali necessitano di più tempo.
A seguito di esito positivo da entrambe le parti, sempre secondo le leggi e la cultura del paese, le autorità estere devono esprimere un parere e approvare l’adozione, attestando la presenza dei requisiti richiesti dalla Convenzione dell’Aja.
In caso contrario, l’Ente ne prende atto e procede ad informare la Commissione italiana giustificando quanto avvenuto, anche a salvaguardia di un possibile futuro abbinamento della coppia con un nuovo minore.

IL RIENTRO IN ITALIA
Sbrigate tutte le pratiche necessarie da parte di entrambi i Paesi e trascorso il tempo necessario e stabilito dalle autorità, la coppia può rientrare in Italia insieme al minore e a tutta la documentazione fornita loro.

CONCLUSIONE
Alcuni Paesi prevedono un tempo di affidamento pre adottivo temporaneo successivo al rientro in Italia, al quale seguirà l’adozione. La procedura si conclude in ogni caso con la trascrizione da parte del Tribunale dei Minorenni del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile con la relativa data. Con questo atto il minore risulta ufficialmente cittadino italiano e membro a tutti gli effetti della sua nuova famiglia.
Seguono periodicamente una serie di colloqui post adozione allo scopo di monitorare l’inserimento del minore in famiglia e di supportare i genitori nelle prime fasi di questo passaggio. La frequenza e la quantità variano a seconda del Paese di origine.


1 Commissione per le adozioni internazionali .
2 art. 6 legge n. 184/1983 .

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